E’ quello che mette in luce chiaramente una ricerca basata su interviste condotte nella comunità tedesca, ricerca pubblicata nel mese di febbraio di questo anno (Rivista Critical care Medicine- DOI: 10.1097/CCM.0000000000006967). L’ipotesi iniziale dello studio partiva dal fatto che I sintomi della sepsi sono meno noti al pubblico rispetto per esempio ai segni di ictus e infarto del miocardio e questo presupposto ha orientato la ricerca nel fare chiarezza circa  le modalità con le quali il semplice cittadino si rivolge ai servizi di emergenza sanitaria.

La ricerca è stata organizzata in Germania, dal 1° al 14 dicembre 2023 , a livello nazionale dall’Istituto per la Demoscopia di Allensbach. Lo studio ha comportato l’intervista di un campione rappresentativo di 1013 persone della popolazione tedesca di età superiore ai 16 anni selezionato attraverso un algoritmo validato dallo stesso Istituto. Veniva utilizzato, nel corso dell’intervista personalizzata attraverso un colloquio vis a vis, un questionario standard progettato per valutare l’urgenza percepita, la tendenza a ricorrere ai servizi di emergenza. I risultati della indagine sono di grande rilievo anche se in buona parte prevedibili e dimostrano che le persone, rispetto ad ictus, e dolore toracico per infarto cardiaco percepiscono l’urgenza provocata dalla sepsi come meno urgente e tendono a rivolgersi molto meno ai servizi di emergenza sanitaria, come il 112 e i pronto soccorso anche a parità di grado di preoccupazione come per  febbre elevata o alterazioni delle normali funzioni dell’organismo. Mentre ictus e infarto cardiaco sono condizioni note e ampiamente discusse e rappresentate nella informazione e dalle esperienze personali, la sepsi è molto meno conosciuta e difficilmente percepita come condizione potenzialmente letale . Tutto ciò sottolinea la necessità di aumentare gli sforzi per migliorare la conoscenza della sepsi e la consapevolezza circa l’estrema importanza sia di saper rilevare le varie modalità con le quali si presenta la sepsi  che  la necessità di rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza urgenza. Anche le istituzioni sanitarie dovrebbero agire con maggiore decisione nella campagna informativa su larga scala e nella formazione del personale sanitario. La lotta alla sepsi e il suo riconoscimento precoce sono in grado di favorire sensibilmente la riduzione della sindrome post- terapia intensiva.