La risposta secondo uno studio scientifico olandese, sembra essere sicuramente affermativa. La ricerca pubblicata molto recentemente (Critical Care Medicine; DOI: 10.1097/CCM.0000000000006587) aveva l’obiettivo di determinare con la massima oggettività l’associazione tra condizione socio-economica (CSE) e il manifestarsi e/o il perdurare di gravi e significativi eventi avversi a un anno dopo le dimissioni da una terapia intensiva.
Lo studio è stato condotto in 7 terapie intensive olandesi ed è riuscito ad arruolare ben 3246 pazienti su 6555 (49.5%) che hanno compilato questionari sia al momento del ricovero che dopo un anno dalle dimissioni.
E’ stato utilizzato come strumento un questionario sullo stato di salute del paziente; il questionario veniva compilato prima del ricovero in terapia intensiva (base di partenza) e dopo un anno dal ricovero in terapia intensiva, sia dai pazienti stessi che, qualora questi impossibilitati, dai loro familiari. I pazienti sottoposti a chirurgia programmata ricevevano il questionario presso l’ambulatorio di pre-ospedalizzazione e hanno compilato il questionario pochi giorni prima del ricovero in terapia intensiva. Invece i pazienti ricoverati in terapia intensiva in condizioni di emergenza ricevevano il questionario “di partenza” durante il ricovero in terapia intensiva. A questi pazienti, o ai loro familiari, veniva poi richiesto, per un logico confronto, di descrivere lo stato di salute dei pazienti prima del ricovero in terapia intensiva.
La CSE è stata valutata sulla base di uno strumento metodologicamente validato che riusciva a documentare con affidabilità elementi fondamentali come il luogo di nascita, livello di istruzione, situazione lavorativa, reddito e struttura e presenza di un nucleo familiare.
I risultati ottenuti sono molto chiari; la prevalenza di problemi di salute post-terapia intensiva tra i migranti era del 61,9% contro il 53,3% tra i cittadini di origine olandese; il 65,2% delle persone con un basso livello di istruzione era più colpito rispetto al 43,7% delle persone con un livello di istruzione elevato. Una percentuale maggiore di persone con un reddito basso ha riferito affaticamento in grado di limitare le normali attività a 1 anno dopo il ricovero in terapia intensiva (63,8%) rispetto alle persone con un reddito elevato (39,9%). Sintomi di depressione sono stati segnalati dal 32,5% dei migranti, contro il 22,4% dei pazienti di origine olandese, così come l’insorgenza di nuovi disturbi fisici, sintomi di ansia e depressione, sintomi di stress post-traumatico e deterioramento cognitivo sono parimenti decisamente più rappresentati nella popolazione con CSE bassa. Il lavoro scientifico conclude, e ci trova pienamente in accordo, come sia assolutamente necessario approfondire la complessa relazione tra status socio-economico e problemi di salute anche rispetto alla insorgenza e accesso ai trattamenti per tutti i cittadini interessati dalla sindrome post terapia intensiva (PICS).