Flaminia Peris, Infermiera di area trapiantologica e oncologica
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il suo ruolo anche nell’ambito sanitario, grazie soprattutto alla medicina palliativa, che promuove un approccio alla cura della persona nella sua globalità: fisica, psichica e spirituale ma la “cura spirituale” non è da confinare solo al fine vita, in quanto il suo potenziale contributo nei percorsi di cura e nel sostegno ai caregiver si dimostra di grande rilievo così come emerge da un recentissimo contributo (Impact of a Volunteer-Delivered Spiritual Care Strategy on Preventing Post-Intensive Care Syndrome-Family in Relatives of Critically Ill ICU Patients: A Quasi-Experimental Study;, 20; https://doi.org/10.1111/nicc.70390) pubblicato sulla rivista Nursing in Critical Care.
La spiritualità rappresenta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana e, quando viene coltivata, può favorire una maggiore capacità di affrontare situazioni di stress e difficoltà; di conseguenza è intuitivo come in contesti ad alto rischio di vulnerabilità come la terapia intensiva gli stessi caregiver possano vivere paura, incertezza e una crisi di significato. La valorizzazione della spiritualità quindi può diventare uno spazio per esprimere emozioni, paure e speranze, favorendo una rielaborazione dell’esperienza.
In questa prospettiva, lo studio appena richiamato, si inserisce nel quadro della medicina critica integrata, evidenziando come la dimensione spirituale possa avere anche una rilevanza clinica, ad esempio nella riduzione dei sintomi della Post-Intensive Care Syndrome-Family (PICS-F) ma anche nella assistenza oncologica.
L’adozione di modelli strutturati di cura spirituale e l’utilizzo di strumenti di assessment condivisi suggeriscono la possibilità di integrare tale dimensione nella pratica assistenziale. In questo ambito, anche il Volontariato può svolgere un ruolo significativo, purché sostenuto da una formazione adeguata, poiché la cura spirituale coinvolge aspetti emotivi profondi e richiede sensibilità, consapevolezza e competenze relazionali. Alla luce di queste considerazioni, rispetto al passato oggi esistono condizioni favorenti la integrazione della cura spirituale nelle cure considerate standard: una crescente sensibilità verso questa dimensione, la disponibilità di spazi dedicati al colloquio e l’organizzazione dell’assistenza secondo diversi livelli di intensità di cura permettono infatti di intervenire in modo più strutturato e appropriato anche sul piano spirituale. Oggi è possibile.